In evidenza

Walden ovvero Vita nei boschi – Henry David Thoreau (1854)

Un ragazzo ribelle ed anticonformista, amante della natura, dei libri e della libertà decide di ritirarsi a vivere nei boschi del Massachusetts…

Date le premesse, potrebbe benissimo trattarsi di un bello e dannato, di un figlio dei fiori, di un ragazzo appartenente al movimento della controcultura degli anni 70 del novecento,tutto droga e dissolutezza…invece siamo nel 1845 ed il ragazzo si chiama Henry David Thoreau.

Stanco delle convenzionali abitudini di vita dei suoi concittadini, desideroso di arrivare a conoscere alcuni aspetti della sua persona ancora ignoti, molla la sua famiglia e la loro fabbrica di matite, compra una baracca abbandonata e fatiscente diventata ormai pollaio, e “parte” per raggiungere il lago di Walden ad un miglio di distanza dal villaggio di Concord…(un miglio è poco più di 1 km)

Il viaggio non sta tanto nella quantità di strada che si percorre ma nella quantità di cose nuove che si acquisiscono!

Questo libro è il racconto dei suoi due anni, due mesi e due giorni sulle rive di questo piccolo lago subito fuori dalla città…

Durante questo suo ritiro elabora tantissimi pensieri su ogni aspetto della vita dei suoi contemporanei e, libero dalle convenzioni e dalle costrizioni sociali, riesce ad elaborare dei concetti più puliti e più essenziali.

Cardine dei suoi pensieri è il meccanismo malato che si è radicato nella mente umana dell’alternarsi tra bisogno di denaro e modo per ottenerlo lavorando, dimentichi del fatto che poi i bisogni essenziali dell’animale uomo sono altri che vengono sistematicamente abbandonati o messi in secondo se non terzo piano.

Un male già noto ai latini; aes alienum, il bronzo degli altri, a significare che molte volte si spende una vita a cercare di pagare debiti e si muore insolventi, si viene sotterrati con il denaro (ai tempi di bronzo) degli altri…

Protagonista assoluto delle sue giornate è il lago Walden “azzurro in un istante e verde in un altro, anche dallo stesso punto di vista. Giacendo fra la terra e il cielo partecipa del colore di entrambi.”

A fare da contorno un bosco di pini bianchi e tutti i suoi piccoli abitanti, ciascuno con il suo caratteristico rumore.

Una lettura sicuramente impegnativa da non praticare sotto l’ombrellone ma la cui comprensione viene alleggerita da una frase scritta dall’autore stesso che invita ad approcciarsi a questo libro come ad una giacca nuova,provandola ma senza forzare le cuciture così da farsela adattare alla propria persona.

Con questo libro Thoreau getta le basi per molti concetti che verranno ripresi in epoche molto più vicine a noi quali l’ecologia, l’agricoltura biologica, la sostenibilità ed il rispetto assoluto, quasi venerazione per la Natura.

In evidenza

Wild wild Bhagwan part II

Nei giorni a cavallo tra il maggio ed il giugno del 1981, Bhagwan vola via da Puna quasi furtivamente e senza proclami lasciando in totale confusione gli abitanti dell’ashram e giunge negli Stati Uniti d’America.

Sheela, sua fedele segretaria, ha finalizzato la compravendita di un ranch in Oregon per 5,75 milioni di dollari.

In questo momento sono solo 150 i membri del movimento presenti, ma il numero è sufficiente per richiedere la nascita di un nuovo Comune.

Inizia così il momento di lavorare a marce forzate per tirare su il sogno di Bhagwan e di Sheela; dare vita a Rajneeshpuram!

In appena 3 anni i sannyasin fanno il miracolo!

Nel 1985 la popolazione di Rajneeshpuram conta 6000 persone; tutti hanno donato i loro averi alla comunità e vivono in funzione di essa lavorando, meditando e rallegrandosi dei drive by di Bhagwan a bordo di una delle sue Rolls Royce.

Nella città è possibile trovare un hotel per accogliere 200 ospiti, tantissime casette di legno dal design quasi futuristico e con un bassissimo impatto ambientale, le A-frame houses, un centro commerciale, una scuola, un aeroporto, 85 autobus, una sala riunioni della capienza di 8000 persone,un ristorante,un bar, una discoteca, un casinò e una notevole distesa di terreni agricoli capace di soddisfare le esigenze della comunità.

I livelli di modernità e competenza sono talmente alti che la città è in grado di riciclare i propri rifiuti per il 75% e la costruzione di una diga permette l’approvigionamento idrico.

Inoltre, i terreni desertici ed aridi sono stati trasformati in zone prolifiche per flora e fauna.

L’utopia è diventata realtà ma si scoprirà che niente è come sembra…

Questa parte della storia è documentata nella docuserie di Netflix “wild wild Country” che incentrerà l’attenzione sulla figura di Sheela, sulla sua audacia, la sua determinazione, la sua sete di potere.

In evidenza

Wild wild Bhagwan

Bhagwan Shree Rajnees, un nome che dice nulla alla maggior parte di voi ma che ha significato tutto per molti.

La chiave che mi ha aperto questa porta l’ho trovata ascoltando il podcast “Soli” di Roberta Lippi, autrice per tv, radio e web.

Ho iniziato ad ascoltarlo in macchina e mi sono trovato alla “velocità” di 60km/h pur di ascoltare un altro frammento di questa storia così affascinante.

Ma facciamo un passo indietro. Chi è questo Bhagwan?

Vi basterà sapere che alla fine di questa storia che vi racconterò, decise di cambiare nome in Osho…

Ora che vi è chiaro chi è il protagonista vi chiedo: cosa sapete di lui e dei suoi seguaci? Io non sapevo quasi nulla ma ho scoperto che riuscirono a fondare una città nel deserto dell’Oregon (USA) al principio degli anni 80!

Tutto ha inizio in India negli anni 60 dove un ex professore di filosofia inizia ad organizzare degli incontri di una speciale meditazione da lui inventata ed a proclamare le sue idee contrarie alle religioni ortodosse, il suo apprezzamento del capitalismo, delle scienze e della tecnologia.

Questo mix inedito di misticismo e materialismo incendiò in breve gli animi di molti giovani indiani ed in breve tempo sbarcò anche in Europa.

Inizia così un fitto passaparola che coinvolge centinaia di persone accomunate dal bisogno di trovare qualcosa che trascendesse il mondo attuale segnato nel profondo dalla fine della guerra in Vietnam, dallo scontro generazionale, dal fervore della controcultura e dalle dimostrazioni di forza delle due superpotenze, USA Ed Unione Sovietica.

Nasce a Poona il primo ashram di sannyasin, così si chiamano i seguaci di Bhagwan, riconoscibili per i loro vestiti arancioni e per il mala che portano al collo, una collana di 108 perline di legno.

L’ashram di Poona diventerà la nuova casa per centinaia di persone che rinunceranno ai loro agi per seguire le meditazioni ed i discorsi del maestro dallo sguardo magnetico e sognante.

Momento curiosità: Camila Raznovich, famosa vj di MTV , ora conduttrice Rai, visse da bambina, insieme alla sua famiglia, proprio nell’ashram di Poona e raccontò la sua esperienza nel libro “Lo rifarei” edito da Baldini Castoldi Dalai editore.

Ben presto i rapporti tra questo movimento ed il governo indiano subiscono uno scossone quando quest’ultimo impone un annullamento retroattivo dello status di esenzione fiscale dell’ashram.

Bhagwan si rifiuta di pagare 5 milioni di dollari di tasse arretrate e così il governo inizia a mettersi in mezzo alle trattative di compravendita dei terreni adiacenti alla comunità.

In questo contesto iniziano anche ostilità da parte della comunità induista che non riesce a tollerare che degli occidentali si atteggino a mistici e culminerà con il fallito attentato da parte di un fondamentalista ai danni di Bhagwan durante uno dei suoi seguitissimi discorsi serali.

Bhagwan non può restare ancora in India…la sua segretaria personale viene incaricata di trovare una soluzione…inizia così la sua avventura negli USA!

In evidenza

La Storia – Elsa Morante (1974)

Ida Ramundo è una giovane maestra dall’animo pacato e remissivo, madre del piccolo Nino. Resta vedova molto presto ed ha un segreto da custodire; sua madre era ebrea.

Un giorno, sullo sfondo di una Roma invasa dai nazisti, verrà violentata proprio da un giovane soldato tedesco che morià da li a qualche ora… il frutto di tale violenza si svilupperà in lei fino alla nascita clandestina del piccolo Useppe.

La Morante pubblicò questo libro nel 1974 dopo 3 anni di lavoro e volle espressamente che venisse reso al pubblico in una edizione economica e tascabile ed io ho voluto ricercare proprio quell’edizione originale poichè segnò un punto importante nella letteratura italiana.

Il libro si apre con una citazione che suona come una dedica “all’analfabeta per il quale scrivo” a sottolineare la volontà dell’autrice di rivolgersi al maggior numero possibile di persone indipendentemente dal loro grado culturale, anzi…

Da qui la scelta stilistica di una scrittura molto leggera, pulita, lineare ma che ha una profondità ed un effetto penetrante. Una ricamatrice che preferisce sottrarre arabeschi e orpelli per rendere l’effetto semplice ma potente,un testo che ti si appiccica addosso.

Penso a questo libro come ad un degno sostituto dei racconti dei nostri nonni che ahimè non avremo più il privilegio di ascoltare dal vivo; un testimone non parlante per le nuove generazioni, quelle che magari non hanno conosciuto nessuno che “ha fatto la guerra”… si perchè in quel periodo la guerra non veniva fatta solo dai combattenti; la guerra era fatta da chiunque e chiunque l’ha combattuta a modo proprio ma per tutti è stata una sofferenza atroce.

Come sottotitolo al suo romanzo, la Morante volle scrivere “una menzogna che dura da diecimila anni” con riferimento alla menzogna dell’importanza del potere.

“il potere è la lebbra del mondo” scrive l’autrice e cerca di gridarlo a tutti ;in un periodo in cui l’attivismo politico la faceva da padrone, lei invece fa gridare Davide Segre, un altro personaggio potente del suo libro, all’interno di una osteria dove tutti lo trattano con sufficienza, che in realtà l’unica salvezza è rapresentata dall’anarchia; dal rifiuto di ogni forma di potere per la salvaguardia dei più deboli, da sempre bersaglio della storia.

Consiglio questo libro a tutti ma soprattutto consiglio di consigliarlo alla generazione che non ha avuto la possibilità di confrontarsi con quella fetta di popolazione ormai scomparsa poiche solo dal ricordo del passato possiamo forgiare uno scudo per il futuro.

…e la Storia continua…

Avevo pensato da tempo di approcciarmi a questa lettura ma un po’ per la mole ed un po’ per il titolo che evoca qualcosa di estremamente grande, avevo sempre desistito…beh devo ammettere che tutti possono leggerlo e lei è uno dei più grandi scrittori italiani del 900.

“«Per chi mi avete preso?!» protestò ancora, con un certo impaccio, ricercando il filo che gli sfuggiva, «razze, classi, cittadinanze, sono balle: spettacoli d’illusionismo montati dal Potere. È il Potere che ha bisogno della Colonna Infame: quello è ebreo, è negro, è operaio, è schiavo… è diverso.. quello è il Nemico!” tuti trucchi, per coprire il vero nemico, che è lui, il Potere! E lui, la pestilensia che stravolge il mondo nel delirio… Si nasce ebrei per caso, e negri, e bianchi per caso…» (qua gli parve d’un tratto di ritrovare il filo) « ma non si nasce creature umane per caso!», annunciò, con un sorrisetto ispirato, quasi di gratitudine.”
In evidenza

Stoner – John Williams(1965)

Questo libro ha una strana storia che non conoscevo. Fu pubblicato nel 1965 negli USA vendendo una cosa come 2mila copie…un granello di sabbia nel deserto sconfinato dell’editoria statunitense. Venne ripubblicato nel 2003 ed ebbe un’estrema diffusione in Europa dove diventò endemico tramite il passaparola delle librerie indipendenti. In Italia venne pubblicato da Fazi Editore nel 2012 e da allora la sua copertina iconica è apparsa di frequente in bella mostra in vetrine e blog. E’ notizia di qualche giorno fa, che Fazi ha venduto i diritti di Stoner ad altro editore.

Un classico romanzo di formazione in cui vediamo quasi nascere il protagonista, William Stoner e lo seguiamo attraverso gli accadimenti più salienti della sua normale vita. Sullo sfondo la storia moderna del mondo occidentale fatta di due guerre mondiali e le conseguenti crisi economiche e morali.

Sulla trama non abbiamo molto da approfondire, è un narrare biografico senza momenti eclatanti, senza slanci eroici, senza gesta memorabili, ma……..c’è un indugiare dell’autore su particolari momenti o stati d’animo che ti portano, pagina su pagina,a stabilire un rapporto quasi filiale con Stoner.

William Stoner è il classico figlio dell’America rurale dei primi del 900 che muta la sua condizione di nascita diventando professore univeristario di letterarura inglese all’Università del Missouri. “i colleghi di Stoner, che da vivo non l’avevano mai stimato granchè,oggi ne parlano raramente; per i più vecchi il suo nome è il monito della fine che li attende tutti, per i più giovani è soltanto un suono che non evoca alcun passato o identità particolare cui associare loro stessi o le loro carriere”

Edith Bostwick è figlia della ricca borghesia, educata sul “presupposto che qualcuno l’avrebbe sempre protetta dalle grandi difficoltà della vita” in cambio di un suo atteggiamento da “grazioso e raffinato accessorio”

I due intraprendono un matrimonio a dir poco disastroso ma che nonostante tutto durerà per sempre protetto da una nuvola di tristezza, frustrazione e mutuo interesse.Unico rifugio di Stoner a questa vita amara era lo studio e la carriera di insegnante nella quale però non brillava affatto, anzi era perfettamente cosciente di non essere un bravo insegnante “più conosceva a fondo un argomento, più profondamente lo tradiva parlandone a scuola. Ciò che prima pulsava di vita avvizziva subito nelle parole e ciò che si muoveva in lui appena pronunciato diventava gelido” Un giorno, finalmente, come una epifania, riesce a liberarsi da questo senso di inadeguatezza e le sue lezioni cominciano a diventare degne di essere narrate tra gli studenti. Sarà il suo unico momento di gloria prima di ripiombare negli abissi in seguito alla storia d’amore con una sua ex studentessa che ne accompagnerà i suoi sentimenti fino alla morte.

Una storia normale, un non-eroe, una storia di resistenza di un personaggio che sogna una vita ma si ritrova in mano tutt’altro. Sarà questo il motivo che ce lo farà sentire più vicino oltre alla fluidità e alla raffinatezza della narrazione. Un’altalena di sentimenti tra voglia di ribellione e sentore di non farcela.

Una storia ordinaria raccontata con una sensibilià straordinaria.

In evidenza

Kafka sulla spiaggia- Murakami Haruki (2002)

Tamura Kafka, nome inventato da sé stesso, fugge di casa nel giorno del suo quindicesimo compleanno. Ha una storia triste dentro,uno zainetto ed un carico di ossessioni sulle spalle. Sua madre e sua sorella sono andate via di casa improvvisamente quando lui aveva appena quattro anni lasciandolo da solo con un padre bizzarro, un famoso scultore che gli sussurra all’orecchio una profezia, la più famosa di tutta la letteratura mondiale “ucciderai tuo padre e giacerai con tua madre” ed aggiunge anche “e con tua sorella”. Un moderno Edipo in versione nipponica.

Durante questo viaggio da Tokio verso Takamatsu,il ragazzino è accompagnato da una figura eterea, il ragazzo chiamato Corvo, un grillo parlante moderno. Per inciso Kafka in ceco significa corvo.

Nakata era un bambino che nel 1944 si trova insieme ad i suoi compagni di classe, a fare una piccola escursione in compagnia della loro maestra per i boschi circostanti. Improvvisamente e senza avvisaglia alcuna, i bambini iniziano a svenire. Soltanto la maestra resta viglile e corre a chiedere aiuto scendendo al paese. Tutti i bambini si sveglieranno da li a poche ore tranne uno, Nakata, per lui questo stato di coma continuerà per tanto tempo ancora. Al risveglio non sarà più lo stesso. Ora Nakata è costretto a fuggire da Tokio in direzione di Takamatsu poichè, guidato e spinto da una forza oscura ed esterna, ha ammazzato un uomo.

Iniziano cosi due viaggi esattamente sovrapponibili dallo stesso quartiere di Tokio vero Takamatsu, una cittadina nello Shikoku.

Come in una partita di tennis, la storia rimbalza a capitoli alterni tra l’uno e l’altro personaggio; i due non si incontreranno mai….

Una storia colma di simbolismo, di spiritualità, di corpi visti come involucri di anime, anime di persone vive che si muovono nello spazio e nel tempo. Una storia che rende le persone migliori, più consapevoli di accettare la realtà dopo aver attraversato la propria foresta interiore. Una foresta paragonata ad un labirinto….labirinto creato nell’antichità rifacendosi alla struttura dell’intestino….. l’intestino che viene paragonato al cervello, alla testa.

Le metafore creano un ruolo importantissimo nella storia, sia quelle dichiarate che non…

Se tutti moriamo o ci perdiamo è perchè il meccanismo del mondo si basa sull’estinzione e sulla perdita. Le esistenze di tutti noi non sono che immagini riflesse di questo principio. Il vento soffia. Ci sono venti impetuosi che spazzano via tutto, e venticelli leggeri che accarezzano. Ma ogni vento prima o poi si disperde e scompare. Il vento non ha sostanza. E’ solo un modo per definire lo spostamento dell’aria. Ascolta attentamente, e capirai questa metafora.

In evidenza

Assassinio sull’Orient Express- Agatha Christie (1934)

Come le fibre di una spugna, che osservate al microscopio sembrano impossibili da seguire singolarmente, ma che, allargando lo sguardo vanno a comporre qualcosa di altamente definito e con una specifica funzione, cosi questo libro…

Si sale a bordo di un fantastico treno e mano a mano, come una parata, sfilano sotto i nostri occhi i passeggeri e l’equipaggio che da perfetti sconosciuti ci portano poi a conoscere i loro segreti più reconditi.

E poi succede il fattaccio, punto di partenza di questo dedalo intricato di dialoghi, ipotesi, finzioni, omissioni e false dichiarazioni che solo la Christie riesce a intagliare in maniera cosi elegante.

La sfida a trovare l’assassino prima del mitico Poirot non è mai stata impresa facile e forse mai possibile, ma provarci è sempre divertente.

“L’impossibile non può essere accaduto, quindi l’impossibile deve essere possibile malgrado le apparenze”

Tra i passeggeri c’è anche un italiano, ed è curioso vedere come lo stereotipo dell’uomo italico chiacchierone, pieno di sé, incline all’uso del coltello e quindi poco raccomandabile, perduri nel tempo.

CURIOSITA’: durante la dittatura fascista, la censura agì anche su questo libro ed in particolare proprio sul personaggio di Foscarelli che divenne improvvisamente brasiliano!

In evidenza

Il ritratto di Dorian Gray – Oscar Wilde (1890)

…la famosa storia del quadro che invecchia grazie ad un patto col diavolo e del giovane che rimane tale per sempre…

Nella realtà non è andata propriamente cosi:

  1. nel quadro si imprimono si i segni del tempo, ma anche quelli inflitti all’anima dalle cattive azioni
  2. giovane per sempre, un par di ciufoli; il lieto fine non appartiene a questo libro
  3. il diavolo non l’ho proprio visto

per questo dobbiamo ringraziare la pratica alquanto discutibile della didattica del riassunto scolastico.

Ammetto di essere sempre stato un po’ prevenuto nei riguardi di questo libro. Se ne parla tanto (troppo) nelle scuole, diventa una specie di scudo quando ai giovani si rimprovera di non leggere abbastanza, insomma è alquanto inflazionato. Leggendolo, però, ne ho apprezzato uno stile nella scrittura molto elevato che si esprime gia nella prefazione che Wilde stessi ne fa…

“L’artista è il creatore di cose belle.Rivelare l’artesenza rivelare l’artista, è il fine dell’arte”.

“il pensiero e il linguaggio sono per l’artista gli strumenti di un’arte. Il vizio e la virtù sono per l’artista materia d’arte”

Insomma chi lo avesse letto in gioventù potrà sicuramente apprezzarne nuove cesellature narrative , e chi come me, pensava di conoscerlo, ne resterà felicemente sorpreso.

Gli spiriti non dimenticano (1996)- Vittorio Zucconi

Parlando di nativi americani, i cosiddetti indiani d’America, vengono in mente civiltà remote al limite del preistorico…tuttavia è opportuno ricordare che l’ultimo sopravvissuto alla famosa e decisiva battaglia di Little BigHorn morì nel 1950, anno in cui, come Zucconi ci ricorda, iniziò in Italia il programma televisivo Lascia o raddoppia.

Subisco sempre il fascino di questi parallelismi perchè ci danno la misura di quanto, avvenimenti tragici apparentemente lontani e remoti, siano invece molto più vicini di quello che il nostro istinto ci suggerisce. Questi tragici avvenimenti devo essere da monito per il tempo presente e per quello avvenire. Quello degli indiani d’America fu un vero e proprio genocidio da parte del colonizzatore, dell’uomo bianco!

Il compito che si prefigge da subito Zucconi è quello di distruggere lo stereotipo che noi, figli del XX secolo, abbiamo subito, da fumetti e libri prima e da cinema e tv poi, su questo popolo ed in particolare sulla figura di Cavallo Pazzo.

Tashunka Uitko, il nome vero di questo personaggio, fu un famoso esponente della resistenza Sioux, mai capo ufficiale ma solo di fatto degli Oglala, una delle 7 grandi tribù che formavano la popolazione dei Lakota Sioux, gli abitanti storici delle grandi praterie del Nord degli Stati Uniti. Fu da subito un personaggio strano, nel mezzo di una popolazione fortemente caratterizzata da stature importanti e capelli lisci e forti, lui era bassino e riccio.

Totalmente diverso appare in questo libro dalla figura sanguinaria e spietata che ci è stata tramandata dal cinema che come si sa, è frutto dell’uomo bianco hollywoodiano, il vincitore, colui che ha scritto la Storia.

Parliamo di un uomo che, anche incontrando il suo più acerrimo nemico, preferisce porgere la mano sinistra, quella pura e non la destra, quella che uccide. Un uomo fortemente radicato alla spiritualità della natura, che non si è mai fatto fotografare temendo di perdere in questo modo un soffio di vita. Un uomo che ha sempre anteposto gli interessi del suo popolo alla sua vita personale. Un missionario a difesa della libertà dei suoi uomini. Un Ziggy Stardast del West, che si dipingeva un fulmine sul viso e non indossava altro in battaglia se non una pezzula a coprire la vita ed una sola penna di falco tra i capelli. Un profeta della resistenza armata e non un sanguinario diavolo come gli invasori hanno voluto dipingerlo per giustificare lo sterminio di un popolo intero a fini prettamente economici ed espansionistici.

La tragedia del popolo Sioux segue il ritmo dell’evoluzione della tecnologia che si affaccia nella parte est degli USA, inizia lentamente con i fucili ad avancarica per accelerare con l’avvento del telegrafo, dei battelli a pale per risalire i grandi fiumi, dei fucili a retrocarica ed infine,alla fine della guerra civile americana, con l’arrivo delle mitragliatrici da 250 colpi al minuto che gli indiani chiamano con terrore “l’arma che fa il rumore di una coperta strappata”.

La determinazione, il coraggio, la protezione di Uakan Tanka, il grande spirito Sioux accompagnati a frecce, archi ed asce, non riusciranno ad avere la meglio sulla profonda ed insaziabile voglia di morte e di oro dell’uomo bianco.

Un’unica speranza per tutti i martiri di questo popolo…che possano passare l’eternità nel campo dei mille tipì, la loro idea di paradiso.

La fonte di quel sangue che da quasi vent’anni arrossava il west, non era la selvatichezza degli indiani, il loro ferigno rifiuto di accettare la “civiltà bianca”, ma era la costante, sfacciata violazione dei trattati che le stesse autorità americane firmavano solennemente con le tribù un giorno, soltanto per “pulircisi il sedere il giorno dopo”.

Moby Dick- Herman Melville (1851)

Non so voi, ma io ho sempre accostato questo libro ad un tipo di letteratura leggera, secondaria, adolescenziale…beh avevo sbagliato alla grande. Non me la sentirei proprio di consigliare questo libro ad un ragazzino perchè correrei il rischio di vederlo fuggire a gambe levate dai libri e dall’amore per essi e non me lo perdonerei mai.

Se anche voi, come me, non lo avevate ancora mai letto, vi basterà leggere il primo capito per restarne assolutamente rapiti e affascinati e per intuire gia dalle prime pagine quanta meraviglia si nasconde dentro di esso e con quanta maestria è stato scritto.

E’ qualcosa di più di un romanzo. E’ un compendio di vita marinaresca, è un battesimo alla vita sulle acque degli oceani, è un saggio di zoologia sui cetacei, sulla loro morfologia e sul loro comportamento. Ora so perchè la balena non può essere considerata un semplice pesce; so che ha dei polmoni, so che la sua coda è posizionata trasversalmente all’asse centrale del suo corpo segnato dalla spina dorsale, so che differenza c’è tra una balena franca della Groenlandia ed un Capodoglio e so perchè il capodoglio si chiama cosi. So anche il motivo per cui per anni ed anni le balene sono state cacciate, uccise e trucidate…ahime ancora oggi!

Certo è una lettura impegnativa, pregna, soda, ma ne vale davvero la pena salpare da Nantucket a bordo del Pequod insieme ad Ismaele e fare la conoscenza del capitano Achab fino ad arrivare al cospetto di sua maestà degli Oceani.

La natura ha un ruolo fondamentale alle dinamiche del romanzo, tanto che quasi assume una forma divina, più e più volte si ricorre al termine biblico “Leviatano” riferendosi alla preda da cacciare, quasi appunto avesse un alone mistico. Ed è forse questa visione cosi idealizzata dell’animale che lo mette quasi al riparo dall’estinzione quando vengono mosse proprio delle obiezioni a riguardo…però ricordiamoci sempre che siamo nel 1851.

” se in futuro qualche popolo di alta e poetica cultura riuscirà a richiamare ai propri diritti di primogenitura gli antichi allegri dei di Calendimaggio, e li rimetterà vivi in trono nel cielo ora egoistico, sul monte ormai deserto, allora state certi che il gran capodoglio, elevato all’alto seggio di Giove, farà vita da re”

C’è tanto della vita di Melville all’interno di questo romanzo, quasi una biografia delle sue vicissitudini attraverso gli oceani e tutto questo si trasmette attraverso la quantità di nozioni e informazioni che l’autore sente il desiderio di scrivere e raccontare, come fosse un dovere. Un capitolo intero viene dedicato alla difesa e al tentativo di rivalutazione della professione di baleniere, inevitabile da parte di un baleniere stesso…

Insomma è uno di quei romanzi che in qualche modo incidono il tuo profondo anche se spiegare in che modo non è mai facile. Vale davvero la pena annoverarlo tra i libri letti nonostante, e non lo nego, in alcuni momenti gli estremi tecnicismi relativi alla vita da baleniere potrebbero risultare eccessivamente presenti però alcuni di essi sono scritti in modo davvero eccezionale!

Presto si sentì il battito regolare del suo piede d’osso che andava su e giù per la solita ronda, su tavole ormai cosi abituate al suo passo che erano tutte intaccate come rocce geologiche dal marchio particolare della sua andatura. E a guardare attentamente quella fronte venata e intaccata, anche lì si vedevano impronte ancora più strane: le orme di quell’unico suo pensiero che non aveva sonno o requie.

I racconti del terrore e del mistero- Edgar Allan Poe

Nel mezzo del lockdown una luce fu il gruppo di lettura su Poe #nientepoeura organizzato da Gaetano (Mr.Tannus) che gestisce un bellissimo ed interessantissimo profilo Instagram dai temi libreschi. (ve lo consiglio qualora non lo conosceste ancora!) L’isolamento e la reclusione vinsero il mio scetticismo nei confronti delle letture collettive e col senno di poi posso solo dire “per fortuna”.

E’ sempre stato strano per me leggere una raccolta di racconti…forse perchè non faccio in tempo ad entrare nell’ambiente di uno che subito devo cambiare, come quando si visita un museo affollato e ci si sente il fiato sul collo dal gruppo di visitatori che insiste sull’ingresso della sala che stai ammirando tu. Tutto in me è stato ribaltato con questo gruppo di lettura. Abbiamo letto al massimo 3 racconti a settimana ,se brevi, e raggruppati tematicamente e saggiamente da Gaetano e poi partiva la discussione tra noi partecipanti in chat che si concretizzava nella diretta settimanale della Domenica pomeriggio. Questa era la nostra liturgia della pandemia!

Da adolescente comprai questo libro di racconti e li lessi quasi tutti se non erro. Non ricordavo nulla ma mi era rimasta quella sensazione cupa e tetra in me. Discutendone con gli altri non si fa altro che amplificare l’attenzione su particolari che non sempre si colgono tutti. Abbiamo cosi impresso nelle nostre menti tutti i racconti letti di questo fantastico scrittore che inventò un bel pezzo di letteratura e del quale però non viene quasi mai fatta menzione, uno scrittore che non conobbe mai il successo in vita e che ancora adesso non ha ricevuto le dovute attenzioni. Lo scrittore padre del genere gotico, noir, giallo e anche di quel genere avventuroso tra tempeste marine e mappe di tesori nascosti. A chi sta storcendo il naso pensando che uno scrittore dell’800 non possa essere in grado di provocare terrore nei frenetici e modernissimi anni 2000 voglio solo ricordare alcuni particolari elementi che potresti trovare in questa lettura; denti estirpati a cadaveri, persone murate vive nelle cantine di un palazzo, cuori che battono ancora sotto il pavimento, occhi velati da una patina capaci di mandarti al manicomio, stanze costruite appositamente per tranciarti in due da una lama che pende e oscilla dal soffitto oppure stanze le cui pareti si arroventano fino a farti bollire il sangue e altro ancora…

Il gruppo di lettura è soltanto in pausa estiva, ma da settembre si torna a leggere altro!